La scorsa volta parlando dell’opera Città ideale conservata alla Galleria Nazionale delle Marche, abbiamo affrontato la questione della prospettiva rinascimentale.
L’invenzione della prospettiva ha rappresentato una vera a propria rivoluzione e in epoca moderna molti movimenti artistici hanno ripreso gli insegnamenti dei maestri rinascimentali, in particolare la pittura metafisica. Oggi parleremo proprio di Giorgio de Chirico e la pittura metafisica.

Giorgio de Chirico, Poesia d’estate, 1970

Siamo a Parigi nei primi anni del XX secolo e Giorgio de Chirico, un giovane ragazzo di appena ventitré anni, inizia a sperimentare una nuova tecnica pittorica a cui in seguito darà il nome di Metafisica.
La pittura metafisica nasce contemporaneamente al movimento futurista ma rispetto a quest’ultimo si colloca agli antipodi. L’immobilità della pittura metafisica si contrappone al dinamismo e alla velocità del Futurismo. Mentre il Futurismo si batte per un totale rinnovamento del linguaggio pittorico, la Metafisica si affida agli strumenti più tradizionali della pittura, in particolare la prospettiva.

L’utilizzo della prospettiva nella pittura metafisica

Giorgio de Chirico, Piazza d’Italia (Souvenir d’Italie), 1924-1925

La prospettiva è lo strumento per rappresentare una visione tridimensionale in un’immagine bidimensionale. De Chirico, pur sperimentando diverse soluzioni spaziali, ha sempre considerato tale scienza uno dei cardini dell’opera metafisica, elemento imprescindibile dalla rappresentazione architettonica.

Nella pittura di de Chirico la prospettiva è quasi sempre volutamente deformata e le scene urbane, protagoniste indiscusse dei suoi quadri, hanno un aspetto dilatato e vuoto. Tutto sembra congelato e il silenzio assoluto e l’assenza di ogni avvenimento, provocano un’atmosfera carica di nostalgia o di melanconia.

L’enigma della pittura metafisica

La torre rossa, realizzata nel 1913 e conservata al Guggenheim di Venezia, fa parte delle famose rappresentazioni delle Piazze d’Italia. E’ nella serie Piazze d’Italia che ricorrono i temi tipici della pittura di de Chirico: l’infinito, la solitudine, le piazze deserte, l’enigma e il mistero.

Giorgio de Chirico, La torre rossa, 1913

Nell’opera La torre rossa, lo spazio in primo piano è stretto tra le prospettive di due porticati e indirizza lo sguardo verso una torre che ricorda i celebri monumenti funerari romani. Dal porticato di destra emerge un monumento equestre, identificato con quello di Carlo Alberto a Torino. I riferimenti sapientemente celati e le citazioni e appena accennate, rendono impossibile l’identificazione del luogo rappresentato.

Le piazze italiane circondate da portici e facciate classiche, sono trasformate in sinistri scenari vuoti e silenziosi. E’ proprio questo utilizzo irrazionale della prospettiva che conferisce alle opere di de Chirico un’atmosfera sognante caratterizzata dalla mancanza di un’unica sorgente di luce, dall’allungamento delle ombre e dalla totale assenza di vita.

L’eredità di de Chirico e la pittura metafisica

La pittura metafisica è stata una delle correnti artistiche più importanti della storia dell’arte moderna. Attraverso un vero e proprio processo di costruzione geometrica, ha trasformato il quotidiano in nuove visioni. Gli oggetti venivano assemblati e decontestualizzati, immersi in atmosfere e visioni mentali imprevedibili che superano la realtà e mostrano una nuova dimensione del reale.

Giorgio de Chirico e la pittura metafisica non solo sono stati decisivi alla nascita del Surrealismo, ma hanno influenzato generazioni di artisti che, in particolare dagli anni Sessanta in poi, si sono ispirati all’opera del pittore di Volos.

Questo è proprio il tema a mostra “Giorgio de Chirico. Ritorno al Futuro, Neometafisica e Arte Contemporanea”, che si è conclusa da pochissimo alla GAM di Torino.

Se vi siete appassionati agli scenari distopici delle vedute metafisiche di Chirico, su Artsupp ritrovate anche le opere della mostra “Giorgio de Chirico. Il volto della Metafisica” che fino al 1 settembre ha occupato gli spazi di Palazzo Ducale di Genova!